febbraio 11, 2008 di pmassa
…neanche l’Ulivo prodiano — che pure è stato il progenitore del Partito democratico — può essere considerato qualcosa di simile ai confratelli socialisti europei che dall’inizio del secolo scorso hanno avuto (ed esercitato in prima persona) responsabilità di governo. Se non altro perché l’Ulivo non si è mai candidato a governare libero da ipoteche di sinistra. Oggi, per la prima volta dopo centoquarantasette anni, questo accade anche da noi. E grazie al fatto che Rifondazione mostra di aver ben compreso — pur non facendolo proprio — il senso di questa evoluzione, il divorzio della sinistra riformista da quella massimalista e rivoluzionaria avviene in un clima che si può definire di separazione consensuale.
Paolo Mieli, Corriere delle Sera
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febbraio 11, 2008 di pmassa
L’amore sboccia fra persone che si frequentano e considerano possibile l’amore fra di loro. Stendhal osservava che nessuno si innamora se non spera, sia pure anche solo per un istante, di poter essere ricambiato. Quando un amore viene considerato assolutamente irrealizzabile, non nasce.
Francesco Alberoni
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febbraio 10, 2008 di pmassa
Le persone in attesa di morire sono molto meno inquiete di quelle che attendono di vivere… E le persone “liberate” di quei campi, dove avevano sempre atteso la catastrofe con l’indifferenza della profonda disperazione, nell’attesa della felicità persero il coraggio e la forza.
Zvi Kolitz, La tigre sotto la pelle
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febbraio 10, 2008 di pmassa
Mai come ora abbiamo sentito urgente il bisogno della partecipazione attiva alla vita pubblica e alla civiltà morale del Paese, di uomini appassionati, indipendenti, intransigenti e risoluti.
Mario Pannunzio
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febbraio 7, 2008 di pmassa

Il nuovo film di Sean Penn, “
Into the Wild – Nelle terre selvagge”, è tratto da una storia vera. La storia di
Christopher McCandless, giovane americano fresco di laurea, che decise di dare una svolta alla sua vita per intraprendere (in auto ma per gran parte anche a piedi) un viaggio strepitoso attraverso gli Stati Uniti d’America. Destinazione finale: Alaska. “
Into the Wild” appunto, “
Nelle terre estreme”, com’è stato poi tradotto in italiano il bel libro di Jon Krakauer, cui Sean Penn si è ispirato per girare la sua intensa pellicola. Intensa perché mette a nudo, con l’ausilio della macchina da presa pronta a riprendere le bellezze naturali made in Usa, e soprattutto grazie alla struggente interpretazione di Emile Hirsch (nel ruolo del protagonista), il senso profondo (e a tratti inafferrabile) del viaggio intrapreso da Alex Supertramp (così, Chris McCandless, si fece chiamare lungo i due anni di pellegrinaggio tra il 1990 e il 1992). Un viaggio costellato di incontri con personaggi di ogni tipo, che nel bene e nel male arricchirono il bagaglio di esperienze del giovane Alex, alla ricerca forse di una sfida che potesse per un po’ allontanarlo dall’insensata società dei consumi di cui non si sentiva più parte integrante, per approdare nelle estreme terre selvagge dell’Alaska più impervia. E il film inizia proprio mostrandoci l’arrivo di Chris in questi posti quasi dimenticati da Dio, dove poter entrare in contatto con la natura vivendo a pieno la propria esistenza. E Chris ci riuscì per più di 100 giorni, tra non poche difficoltà come quella di doversi cacciare del cibo, nella speranza magari di ritrovare l’essenza profonda del suo essere. Riuscì a trovarla lassù in Alaska? E a quale prezzo? Questi sono gli interrogativi che ci poniamo dopo aver assistito a “
Into the Wild – Nelle terre selvagge”, film con ambientazioni mozzafiato e con salti temporali che ci mostrano, intersecate tra loro, le diverse tappe dell’avventura on the road di Christopher McCandless. Splendide anche le musiche di Eddie Vedder e la scelta di sovrapporre alle immagini le parole scritte da Chris in alcune lettere inviate agli amici incontrati lungo la strada. Straziante e utopico, come pochi altri film sanno ancora essere.
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febbraio 6, 2008 di pmassa
Si è via via eroso, nonostante l’impegno e la preparazione di tanti insegnanti straordinari, il sentimento di rispetto verso chi è in cattedra. Colpa della società, che non collabora con la scuola. Dei genitori, che ai figli talvolta perdonano l’imperdonabile. Dei ragazzi, che spesso non si rendono conto di quanto un percorso scolastico troppo facile spalanchi loro davanti una vita dura. Ma colpa anche, diciamolo, di troppi docenti. Che rifiutando per se stessi ogni valutazione professionale sono poi meno credibili quando valutano gli altri.
Gian Antonio Stella, Corriere della Sera (6-2-2008)
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febbraio 5, 2008 di pmassa
Gian Antonio Stella, dalle colonne del Corriere della Sera, ha fatto un bilancio della legisltatura appena archiviata:
…una legislatura tragica e ridicola, drammatica e insensata, di buone volontà e esasperanti furbizie, di virtuosi risparmi e sventurati sprechi. E chiusa come si doveva chiudere. Con quello svenimento in diretta dell’ex mastelliano Stefano Cusumano, crollato su un fianco tra gli insulti e gli sputi come l’avesse fulminato Giove pluvio. Un colpo di teatro perfetto, per un teatrino.
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febbraio 5, 2008 di pmassa

Leggo sul
Corriere della Sera di un vero e proprio revival dei mitici Lp. E indovinate chi sta al primo posto delle vendite? E’ ovvio: i sempiterni Beatles con il loro ultimo capolavoro
Abbey Road. E a proposito di questo straordinario album – secondo me, il migliore insieme a
Rubber Soul - beccatevi un video da YouTube. Che medley, ragazzi (
Golden slumbers – Carry that weight – The end). Buon ascolto…
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febbraio 4, 2008 di pmassa
Qualche tempo fa, con altri amici dell’Università LUMSA, nell’ambito del corso di Editoria multimediale del professor
Paolo Liguori, girammo per le strade di Roma un breve video inerente il problema dell’immigrazione. Eccone il risultato…
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febbraio 4, 2008 di pmassa
Dal 2002 i supermercati britannici sono al centro di una violenta guerra delle banane che punta a ridurre drasticamente i prezzi al consumo per conquistare una fetta di mercato più ampia. I consumatori sono contenti, ma non sanno che il loro risparmio non incide sulla percentuale di profitto intascata dai supermercati, perchè ricade interamente sui lavoratori. Oggi i braccianti del Costa Rica guadagnano 33 centesimi all’ora, mentre alla fine degli anni novanta ricevevano quasi un dollaro. E così non possono più permettersi il lusso di allontanarsi dalle piantagioni quando gli aerei spruzzano i pesticidi sui raccolti.
Loretta Napoleoni su Internazionale n. 728
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